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venerdì 25 settembre 2009

Si vive meglio con poco sale

“Anche sostanze innocue come il sale da cucina, se assunto in quantità eccessive, possono essere causa di malattie a carico dell’apparato cardio-vascolare”. E’ quanto ricorda il Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 a proposito della Promozione degli stili di vita salutari.

Troppo spesso nella nostra cucina quotidiana per dare sapore alle ricette abbondiamo nell’uso di sale e condimenti, che a lungo andare possono provocare uno stato di ipertensione arteriosa. Non a caso nei Paesi dove si consuma più sodio la prevalenza dell'ipertensione arteriosa è più alta.

Mangiamo molto più sale del necessario e quindi introduciamo più sodio rispetto alla dose giornaliera raccomandata. Questo elemento è indispensabile per il nostro organismo ma, a differenza della maggior parte dei nutrienti, difficilmente la sua assunzione è così scarsa da determinare problemi di carenza. I problemi, semmai, possono insorgere in caso di un consumo eccessivo.

Il sodio è già naturalmente presente in molti cibi che consumiamo quotidianamente.
Una riduzione dell’introito di sodio, in modo da raggiungere livelli di assunzione più vicini a quelli raccomandati, può contribuire a ridurre la pressione arteriosa o a ritardarne l’insorgenza; non dimentichiamo che con l’invecchiamento la pressione tende ad aumentare ed è bene, comunque, non esagerare con il consumo. Inoltre, una dieta povera di sodio può aiutare a diminuire l’eventuale dosaggio dei farmaci antiipertensivi.

Quando parliamo di sale non dobbiamo pensare solo a quello che usiamo per insaporire l’acqua della pasta o condire alcuni alimenti, come le patatine fritte o le insalate; molto più subdolo è il sale contenuto nei cibi in scatola (carne, tonno etc, ), nei dadi da cucina, negli insaccati, nei piatti pronti surgelati o in busta (pasta, minestre conservate), nelle conserve, nelle salse tipo maionese o ketchup, nei sottaceti. E’ importante, quindi, controllare bene le etichette dei prodotti confezionati, che danno informazioni sul contenuto nutrizionale e possono facilitare scelte idonee.

Sull’etichetta gli ingredienti presenti in maggiore quantità sono menzionati per primi; quelli presenti in minor quantità per ultimi; la quantità di sodio contenuta è sempre indicata.
E’ importante, inoltre, ricordare i nomi di alcuni ingredienti che indicano la presenza di sale come: cloruro di sodio, bicarbonato di sodio, fosfato monosodico, glutammato monosodico, nitrato e nitrito di sodio e così via.

A tavola è consigliabile aggiungete il sale solo all'acqua di cottura della pasta ed eventualmente insaporire le pietanze con spezie ed aromi, che possono renderle altrettanto gustose; consigliate le carni bianche (pollo, tacchino, coniglio), il pesce d’acqua dolce (trota, luccio, carpa) oppure pesci di mare tipo sogliola, merluzzo, orata, dentice. Inoltre è meglio preferire i formaggi freschi a quelli stagionati (gorgonzola, taleggio, parmigiano, mascarpone). Da evitare i condimenti animali (burro, lardo, strutto) e preferire l’olio extravergine di oliva. Frutta e verdura fresca, infine, sono in assoluto i cibi a più basso contenuto di sodio.

Infine, per quanto riguarda le acque minerali che vantano proprietà terapeutiche antiipertensive, va ricordato che obiettivamente la quantità di sodio normalmente contenuta nelle altre acque minerali è talmente bassa da non incidere più di tanto nel determinismo dell’ipertensione. Stiamo attenti, piuttosto, al sodio proveniente da fonti ben più importanti, che consumiamo spesso con troppa disinvoltura.

PRESSIONE OK SENZA SALE

1 Abituare il palato ad apprezzare il sapore originale dei cibi

2 Aggiungere il sale solo all’acqua di cottura della pasta

3 Non aggiungere mai il sale alle pietanze già condite

4 Condire le pietanze con spezie ed aromi

5 Ridurre il consumo di cibi in scatola, spuntini salati, salse, dadi per il brodo, condimenti animali, pasti pronti surgelati o in busta

6 Evitare di mangiare frequentemente carne conservata, formaggi stagionati, salumi, frutti di mare, pasta ripiena (tortellini, ravioli, cannelloni)

7 Preferire le carni bianche (coniglio, pollo, tacchino)

8 Consumare molta frutta e verdura, alimenti in assoluto a più basso contenuto di sodio

9 Preferire il pane senza sale (tipo toscano)

10 Leggere sempre le etichette nutrizionali dei prodotti alimentari, che riportano gli ingredienti, tra cui il sale

Fonte: ministero della salute

mercoledì 22 luglio 2009

Preserviamo il nostro futuro...

Cari amici, ho ricevuto ultimamente una mail veramente importante da parte di un mio carissimo amico, e che voglio postare nel mio blog perchè è una cosa veramente importante per noi e il futuro del pianeta stesso! Date un'occhiata...

Lo sapevate?

Sapete dove buttare l'olio della padella dopo una frittura fatta in casa?

Sebbene non si facciano molte fritture, quando le facciamo, buttiamo l'olio usato

nel lavandino della cucina o in qualche scarico, vero?

Questo è uno dei maggiori errori che possiamo commettere.

Perchè lo facciamo? Semplicemente perchè non c'è nessuno

che ci spieghi come farlo in forma adeguata. Il meglio che

possiamo fare è ASPETTARE CHE SI RAFFREDDI e collocare

l'olio usato in bottiglie di plastica, o barattoli di vetro, chiuderli

e metterli nella spazzatura.

UN LITRO DI OLIO rende non potabile CIRCA UN MILIONE

DI LITRI D'ACQUA, quantità sufficiente per il consumo di acqua

di una persona per 14 anni!!!

Se poi siete così volenterosi di conferirlo ad una ricicleria

pubblica ancora meglio, diventerà biodiesel o combustibile.
Se tu scegli di inviare questa e-mail ai tuoi amici,

l'ambiente ti sarà molto riconoscente!'

lunedì 22 giugno 2009

I benefici dell'attività fisica...

Per mangiare si sà, specie dalle nostre parti non ci vuole assai, basta che organizzi una "ciambotta" con gli amici e poi dopo devi chiamare l'autospurgo per farti sbloccare...Eh si dalle nostre parti si mangia bene e si mangia abbondante per questo onde evitare problemi di salute è sempre bene non abusare costantemente del cibo, o meglio ancora se proprio si vuole abusare fatelo con frutta e verdura che di questi tempi cè ne tanta e non con snack e merendine tipo quelle dei distributori o simili perchè quelli sono calorici e pieni di sostanze non tanto sane come ho già scritto nell'altro post dedicato ai grassi idrogenati...Comunque vi parla uno molto amico della tavola :-D e che di abusi ne ho fatti tantissimi con la forchetta ma poi mi sono reso conto che la situazione andava peggiorando e allora ho ripreso a guardarmi un pò di più e soprattutto ho ripreso ad allenarmi alla grande e come infatti adesso ho quasi ritrovato la forma e anche il peso-forma ideale...Lo sport è salute e con l'alimentazione creano una coppia fondamentale per la nostra vita...per altre info su internet cè un oceano di informazioni come sempre ma vi posso far leggere questo articolo su questo sito che sembra essere sintetico e utile per chi vuole leggere qualcosa di più.

venerdì 19 giugno 2009

I GRASSI IDROGENATI...DA EVITARE

I grassi idrogenati: alimento o veleno? Per legge, nel 2007 la risposta è ancora alimento, anche se la scienza ha ormai appurato che procurano un danno non indifferente alla salute, causato dall'elevato contenuto di acidi grassi trans.

Il problema più grave derivante dal consumo di grassi idrogenati è l'aumento del rischio cardiovascolare. I grassi idrogenati infatti causano un innalzamento del colesterolo cattivo (LDL) e allo stesso tempo provocano una diminuzione del colesterolo buono (HDL), peggiorando quindi "su due fronti" il rischio di incidenti cardiovascolari. Per dare un'idea dell'importanza del problema, si stima che negli Stati Uniti siano decine di migliaia ogni anno le vittime di problemi cardiaci evitabili con l'eliminazione dei grassi idrogenati dalla dieta.

A differenza dei grassi saturi che, nelle quantità corrette, sono utili all'organismo, i grassi idrogenati non sono assolutamente necessari: in altre parole la quantità giornaliera raccomandata è di zero grammi.

Negli Stati Uniti, dal 2006, i produttori sono obbligati a indicare sulle etichette nutrizionali degli alimenti la quantità di grassi trans contenuti. Questo risultato è stato ottenuto grazie alle campagne e alle petizioni promosse dalle associazioni non-profit, prima fra tutte BanTransFats.com.

In Italia siamo ancora un po' indietro con la diffusione di informazioni sui grassi idrogenati (solo una piccola minoranza della popolazione conosce termini come "idrogenazione" e "grassi trans"), principalmente per due motivi:

  • interessi economici: i grassi idrogenati sono "una manna" per i produttori; gli interessi economici sono notevoli e gli organi di informazione, purtroppo, spesso preferiscono parlare d'altro (ad esempio per "accontentare" gli inserzionisti).
  • mancanza di emergenza: per fortuna in Italia il problema non è così grave come negli Stati Uniti in quanto, mediamente, si consuma una quantità inferiore di grassi trans. Alti paesi sono stati "costretti" ad affrontare il problema dato che la situazione era di vera emergenza per la salute pubblica.